01 / Guida
Cluster software su misura — 2 di 2
Quanto costa sviluppare un software su misura nel 2026
Questa pagina non contiene un intervallo di prezzo, ed è una scelta: la prima sezione spiega per intero perché, e cosa c'è al suo posto. Al posto del numero c'è la cosa che serve per valutare un preventivo — come è fatto quel numero. Da cosa dipendono le giornate, dove finiscono davvero (quasi mai dove ci si aspetta), quali voci mancano dalla maggior parte delle offerte, e soprattutto come ricavare dal proprio caso il tetto di spesa oltre il quale il progetto non si ripaga, che è l'unico numero in euro che questa pagina può darti onestamente — perché lo calcoli tu.
Cosa fa salire il costo
- Perimetro non deciso
- Dati sporchi
- Sistemi da toccare
- Integrazioni bidirezionali
- Casi limite non dichiarati
- Nessuno che decide
Cinque su sei riguardano l'azienda che compra, non il fornitore. È una buona notizia: significa che il preventivo che riceverai dipende in buona parte da come arrivi alla richiesta.
- Perché niente prezzi
- Le variabili che determinano il costo cambiano l'ordine di grandezza. Un intervallo senza di esse è vero per costruzione e inutile per decidere.
- La formula
- Giornate × tariffa. La tariffa la scopri chiedendo; le giornate dipendono da sei cose, e su quattro di esse puoi intervenire tu.
- Dove vanno le giornate
- Meno di metà in scrittura di codice. Il resto in analisi, casi limite, dati esistenti, collaudo e correzioni dopo il primo uso.
- Le voci dimenticate
- Migrazione dei dati, gestione degli errori, formazione, manutenzione annua, e il costo del server o del servizio dove gira.
- Il numero che puoi calcolare
- Il tetto: quanto ti costa oggi il problema per il numero di anni entro cui vuoi rientrare. Sopra quella cifra, nessun preventivo conviene.
02 / In breve
14 min di lettura
La risposta in trenta secondi
Il costo di un software su misura è giornate di lavoro per una tariffa giornaliera, e delle due la tariffa è la variabile meno interessante: la si scopre chiedendo, varia di poco fra fornitori comparabili, e non è lì che si decidono le differenze fra un preventivo e l'altro. Le giornate dipendono da sei cose — quanti processi copri, quanto è deciso il perimetro, in che stato sono i dati esistenti, quanti sistemi vanno toccati, quanti casi limite ci sono, e quanto in fretta la tua azienda risponde alle domande. Quattro di queste sei le controlli tu, prima ancora di chiedere un preventivo. Il numero in euro che questa pagina può darti è uno solo ed è il tuo tetto: quanto ti costa oggi il problema, moltiplicato per gli anni entro cui vuoi rientrare. Sopra quella cifra, il preventivo migliore del mondo resta una spesa che non torna.
I fatti in sintesi
- Non pubblico intervalli di prezzo, e la prima sezione spiega per intero perché: senza le variabili accanto, un intervallo non è un dato.
- La formula è giornate × tariffa. La tariffa si chiede; le giornate sono la vera incognita e dipendono per lo più da come arrivi alla richiesta.
- Meno della metà delle giornate di un progetto va in scrittura di codice: il resto è analisi, dati esistenti, casi limite, collaudo e correzioni.
- Le voci che mancano più spesso nei preventivi: migrazione dei dati, comportamento in caso di errore, formazione, manutenzione annua e infrastruttura.
- La manutenzione non è un extra opzionale: è una quota annua ricorrente e va nel confronto fin dal primo giorno.
- Il tetto di spesa si calcola dal costo attuale del problema, ed è un numero che puoi misurare tu senza chiedere niente a nessuno.
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03 / Premessa
Perché non trovi un intervallo
Perché in questa pagina non c'è un intervallo di prezzo
È la prima cosa che cerchi ed è giusto spiegare perché non c'è, invece di farti scorrere tremila parole per scoprirlo. Le ragioni sono tre e la terza è quella che conta di più.
Un intervallo senza variabili non è un dato
Le sei variabili della sezione seguente cambiano l'ordine di grandezza, non la seconda cifra. Un intervallo che le contenga tutte va da poche migliaia a diverse centinaia di migliaia di euro: è vero per costruzione, e non aiuta a decidere niente. Sarebbe un numero scritto per essere trovato, non per essere usato.
Farebbe due danni a chi legge
Un intervallo pubblicato diventa il metro con cui giudichi i preventivi che ricevi. Se il tuo caso sta sopra, un preventivo corretto ti sembrerà fuori mercato e lo scarterai; se sta sotto, uno sbagliato ti sembrerà ragionevole. In entrambi i casi la decisione peggiora rispetto a non avere il numero.
Non ho una fonte, e si vede
Non esiste un rilevamento pubblico e verificabile delle tariffe italiane per lo sviluppo su misura che io abbia letto. Gli intervalli che circolano vengono ricopiati fra articoli senza che nessuno risalga a un'origine. Pubblicare un numero ricordato presentandolo come misurato è la cosa che questa sezione del sito promette di non fare.
Cosa c'è al posto del numero
04 / Struttura
Giornate × tariffa
Come è fatto il numero che ricevi
Qualunque forma abbia il preventivo — a corpo, a moduli, a canone — sotto c'è sempre la stessa moltiplicazione. Vale la pena saperlo perché cambia le domande che si fanno.
Un preventivo a corpo è una stima di giornate moltiplicata per una tariffa, più un margine per l'incertezza. Un preventivo a canone è la stessa cosa spalmata nel tempo, con dentro anche la manutenzione. Un preventivo a moduli è la stessa cosa spezzata. Non esiste una quarta forma, ed è il motivo per cui la domanda «quante giornate avete stimato e come sono distribuite» è legittima anche su un preventivo a corpo: non stai chiedendo di aprire i conti del fornitore, stai chiedendo cosa ha capito del tuo problema.
Delle due grandezze, la tariffa è quella che interessa meno. Fra fornitori comparabili — stessa dimensione, stesso mercato, stessa lingua — varia meno di quanto vari la stima delle giornate, e concentrarsi su di essa porta a un errore classico: scegliere la tariffa più bassa su una stima di giornate ottimistica, che è il modo più affidabile di spendere di più. La differenza fra due preventivi quasi sempre non è la tariffa: è che hanno stimato due lavori diversi.
Le giornate, invece, dipendono da sei cose. Vale la pena guardarle in faccia perché quattro delle sei le controlli tu, e agire su quelle sposta il preventivo più di qualunque trattativa.
Le quattro che controlli tu
- 01 — Quanto è deciso il perimetro
- Un elenco di cinque funzioni indispensabili, scritte con i numeri del processo, produce una stima stretta. Un elenco di venti «indispensabili» produce una stima larga con dentro il margine per l'incertezza — che paghi tu, anche se poi l'incertezza non si materializza.
- 02 — In che stato sono i dati esistenti
- Anagrafiche con duplicati, codici che non coincidono, condizioni scritte nel campo note. È la voce che più spesso trasforma un progetto di due mesi in uno di quattro, e la si può verificare da soli prima con un'estrazione a campione.
- 03 — Quanti casi limite dichiari
- «E quando il cliente ordina per conto di due sedi diverse?» è una domanda che costa cinque giornate se emerge in analisi e venti se emerge in collaudo. Ogni eccezione che conosci e dichiari prima è denaro risparmiato.
- 04 — Quanto in fretta rispondi
- La variabile meno nominata e una delle più costose. Un progetto in cui ogni domanda al cliente resta in sospeso otto giorni dura il doppio, e la durata è un costo. Serve una persona in azienda che possa decidere, non riferire.
Le due che dipendono dal problema
- 05 — Quanti sistemi vanno toccati
- Un applicativo che vive da solo è lavoro lineare. Uno che deve leggere e scrivere su un gestionale, un CRM e un e-commerce porta con sé un progetto di integrazione dentro il progetto, con le sue variabili — e il verso dei flussi conta più del numero dei sistemi.
- 06 — Quante persone e quanti ruoli diversi
- Cinque utenti che fanno tutti la stessa cosa sono un'interfaccia. Cinque utenti con quattro ruoli e permessi diversi sono quattro interfacce e un sistema di autorizzazioni, che è lavoro vero e va detto prima.
05 / Ripartizione
Dove finiscono le giornate
Dove vanno davvero le giornate di un progetto
La sorpresa, per chi non ha mai comprato software, è che la scrittura del codice è meno di metà. Il resto è quello che rende il codice giusto invece che soltanto funzionante — e la voce più lunga non è nemmeno lo sviluppo.
Come si distribuiscono cento giornate, nei miei progetti
- Analisi e decisioni
- 20 giornate su cento, nei progetti di questo studio
- Scrittura del codice
- 38 giornate su cento, nei progetti di questo studio
- Dati esistenti e casi limite
- 17 giornate su cento, nei progetti di questo studio
- Collaudo e correzioni
- 15 giornate su cento, nei progetti di questo studio
- Consegna e formazione
- 10 giornate su cento, nei progetti di questo studio
È la mia ripartizione tipica, non un dato di settore: dichiarata perché sia contestabile, non perché sia una media.
Le prime venti giornate sono quelle che si tenta di tagliare per far scendere un preventivo. È il taglio che si paga più caro, perché sposta le decisioni nella fase in cui cambiarle costa di più.
La voce che merita attenzione è la terza, «dati esistenti e casi limite», perché è la meno prevedibile e la sola che possa raddoppiare da sola. Comprende tutto ciò che succede quando il software incontra la realtà dell'azienda invece della sua descrizione: il cliente che ha due partite IVA, l'articolo che ha un codice diverso in due sistemi, la condizione commerciale che non è mai stata scritta perché «la sappiamo tutti». Nessuna di queste cose compare in un capitolato, e ognuna richiede una decisione.
La quarta voce — collaudo e correzioni — è quella che i preventivi più economici comprimono, ed è un modo affidabile di riconoscerli. Non si tratta di correggere errori del fornitore, che sono a suo carico: si tratta del fatto che il primo contatto fra il software e le persone che lo useranno produce sempre un elenco di aggiustamenti, e quell'elenco non è un difetto del progetto — è il progetto che funziona. Un preventivo che non gli lascia spazio lo farà comunque, chiamandolo variante.
L'ultima voce, la formazione, è quella che le aziende accettano di tagliare per prime e che ha l'effetto peggiore sul risultato. Un software che nessuno sa usare produce esattamente lo stesso risultato di un software che non funziona, con la differenza che è stato pagato.
06 / Confronto
Cosa manca nei preventivi
Le cinque voci che mancano dalla maggior parte dei preventivi
Non perché qualcuno le nasconda: perché non sono state chieste, e un preventivo risponde a ciò che gli viene chiesto. Sono anche la ragione più comune per cui due offerte non sono confrontabili.
Le voci da chiedere esplicitamente
| Voce | La domanda che la fa emergere | Se manca |
|---|---|---|
| Migrazione dei dati esistenti | «I dati che ho oggi, chi li porta dentro e in che stato devono essere?» | Il primo giorno il sistema è vuoto, e riempirlo a mano è lavoro dell'azienda |
| Comportamento in caso di errore | «Cosa succede se un passaggio non avviene, chi se ne accorge e dopo quanto?» | Il sistema funziona finché funziona, e il primo giorno in cui non funziona nessuno sa dirlo |
| Formazione e accompagnamento | «Quante ore di formazione sono comprese, e per quante persone?» | Un software corretto che le persone usano male, che dall'esterno è indistinguibile da uno sbagliato |
| Manutenzione annua | «Quanto costa all'anno tenerlo in vita, e cosa comprende esattamente?» | Una voce ricorrente scoperta al secondo anno, quando non c'è più margine di trattativa |
| Dove gira e chi lo tiene acceso | «Server, servizio in cloud, backup, certificati: chi li paga e chi risponde?» | Un canone dimenticato e, nel caso peggiore, nessun backup verificato |
Nessuna di queste è una voce facoltativa: sono cose che il progetto avrà comunque. La scelta non è se pagarle, è se saperlo prima o dopo.
La manutenzione va nel confronto fin dal primo giorno
07 / Il tuo numero
L'unico calcolabile
Il numero che puoi calcolare da solo: il tetto di spesa
È l'informazione più utile di tutta questa pagina e non arriva da un fornitore: arriva dai tuoi dati. Dice quanto ha senso spendere, indipendentemente da quanto costi il mercato.
- 01
Misura quanto costa oggi il problema
Le ore spese a compensare quello che il software non fa, gli errori che ne derivano e le attese fra reparti, in euro all'anno. Si misura con dieci giorni di rilevazione e un foglio, non con una stima a memoria — le stime a memoria sulle attività ripetitive sono sistematicamente basse.
- Cosa ne esce
- Un costo annuo del problema, misurato
- Quanto costa in tempo
- 2 settimane di rilevazione, 1 ora di conti
- 02
Decidi in quanti anni vuoi rientrare
Due anni è la scelta prudente e quella che regge in una conversazione con chi firma. Tre anni si difende quando il processo è stabile e l'azienda non prevede cambi di sistema. Oltre i tre non ha senso per un software su misura: troppe cose cambiano.
- Cosa ne esce
- Un orizzonte dichiarato, non implicito
- Quanto costa in tempo
- Una decisione
- 03
Moltiplica, poi togli la manutenzione
Costo annuo del problema × anni di rientro = quanto vale complessivamente togliere il problema. Da lì si sottrae la manutenzione stimata per lo stesso periodo, e quello che resta è il tetto per lo sviluppo. È la sottrazione che quasi nessuno fa ed è quella che rende il numero difendibile.
- Cosa ne esce
- Il tetto di spesa per la prima consegna
- Quanto costa in tempo
- Dieci minuti
- 04
Usa il tetto per scartare, non per spendere
Il tetto non è un budget da esaurire: è la soglia oltre la quale la conversazione cambia argomento. Se il preventivo la supera, la domanda giusta non è come trovare i soldi — è cosa si può togliere dal perimetro per starci sotto, o se il progetto vada rimandato.
- Cosa ne esce
- Un criterio di scarto, dichiarabile ai fornitori
- Quanto costa in tempo
- —
Il tetto è anche la risposta migliore alla domanda «avete un budget?»: un intervallo ricavato da un conto, con il criterio accanto, è una risposta che un fornitore serio rispetta — e che gli permette di dirti subito se il tuo elenco di funzioni ci sta dentro.
Vale la pena notare cosa succede quando il conto viene basso. Se il problema costa ottomila euro all'anno e vuoi rientrare in due anni, il tetto è sedicimila meno la manutenzione: nella maggior parte dei casi un software su misura non ci sta, e la conclusione corretta non è «cerchiamo un fornitore più economico» — è che il problema va risolto in un altro modo, o non va risolto. Le alternative reali esistono e sono meno affascinanti: un pacchetto, un foglio condiviso fatto meglio, o semplicemente lasciare le cose come stanno.
Questo è il motivo per cui il tetto è più utile di un prezzo di mercato. Un prezzo di mercato ti dice se stai pagando troppo rispetto agli altri; il tetto ti dice se stai facendo la cosa giusta. Sono due domande diverse, e la seconda viene prima.
08 / Limiti
Quando la risposta è no
Quando un software su misura non conviene
L'elenco è più lungo di quanto un fornitore di software su misura abbia interesse a scrivere, e va scritto qui perché è la parte che rende utilizzabile tutto il resto.
I due esiti, scritti con la stessa cura
Conviene quando
- Il processo che ti serve è quello che ti distingue dai concorrenti, e nessun pacchetto lo gestisce senza stravolgerlo
- Le personalizzazioni sopra un pacchetto sono già costate quanto un sistema proprio
- Il costo misurato del problema copre il tetto con margine largo
- Il processo è stabile: le regole di oggi somigliano a quelle di tre anni fa
- Hai in azienda una persona che può decidere in giornata, non riferire
Non conviene quando
- Esiste un pacchetto che fa il 90% di quello che ti serve e il 10% si può cambiare in azienda
- Il tetto calcolato è basso: sotto una certa soglia nessun progetto su misura si ripaga
- Il processo sta per cambiare, o l'azienda sta per cambiare assetto
- Il problema è la qualità dei dati, non il software: la bonifica costa meno e a volte basta
- Nessuno in azienda ha tempo di seguirlo: un progetto senza un referente disponibile si allunga finché muore
L'ultimo punto a destra è quello che fa fallire più progetti
09 / Domande
Sui costi, senza listini
Domande frequenti sui costi di un software su misura
Le quattro che arrivano subito dopo aver letto che qui non c'è un prezzo.
01Va bene, ma un ordine di grandezza me lo puoi dare a voce?
Sì, e in mezz'ora di conversazione è quello che succede: con il tuo processo davanti, il numero di persone coinvolte, lo stato dei dati e i sistemi da toccare, un ordine di grandezza si dà — e si dà con l'incertezza dichiarata, che è la parte che una pagina web non può contenere. La differenza fra dirlo a voce sul tuo caso e pubblicarlo qui non è di riservatezza: è che qui mancherebbero le sei variabili, e un numero senza le sue variabili è quello che questa pagina spiega di non voler produrre. Se preferisci non parlare con nessuno, il percorso alternativo è calcolarti il tetto: ti dice meno sul mercato e di più sulla tua decisione.
02Perché un preventivo è tre volte l'altro se la richiesta era la stessa?
Quasi sempre perché la richiesta permetteva due letture e ognuno ha quotato la sua — perimetri diversi, voci incluse diverse, uno che ha guardato i dati veri e uno che si è fermato alla descrizione. Il modo di verificarlo non è chiedere sconti: è mandare a entrambi lo stesso elenco di funzioni indispensabili, vincoli e comportamenti attesi in caso di errore, e chiedere di riquotare su quello. Nella mia esperienza è il passaggio che cambia la graduatoria più spesso di quanto cambi i numeri, e ha un effetto secondario utile: si vede subito chi risponde con altre domande e chi no.
03Quanto costa mantenerlo ogni anno?
Anche qui non pubblico una percentuale, per la stessa ragione: dipende da quanti sistemi tocca — ogni sistema collegato è una cosa che può cambiare sotto — da quanto è regolamentato il settore e da quanto la tua azienda cambia le proprie regole. Quello che si può dire senza inventare è che non è zero e non è opzionale, che va chiesta esplicitamente in fase di preventivo con dentro l'elenco di cosa comprende, e che il confronto onesto con un pacchetto la include su tutti gli anni di vita previsti. Un fornitore che risponde «la manutenzione non serve» sta dicendo che il software non toccherà nulla che cambia, il che è vero per pochissimi progetti.
04Un MVP costa meno? Conviene partire da lì?
Costa meno perché fa meno, il che sembra ovvio e non lo è: la trappola è chiamare MVP un progetto completo consegnato a metà, che costa quasi uguale e non funziona. Un primo rilascio sensato è quello che copre le cinque funzioni senza cui il sistema non parte e lascia fuori tutto il resto dichiarandolo, così che le persone possano lavorare davvero e produrre l'unica informazione che conta: se lo usano e cosa gli manca sul serio. Conviene quasi sempre, e conviene di più quanto meno si è sicuri del perimetro. Non conviene quando il processo è regolamentato e una versione parziale non è utilizzabile per legge: lì il primo rilascio deve essere completo su quel pezzo.
10 / Correlate
Dove continuare
Le pagine che completano questa
Questa dice come è fatto il costo. Le tre qui sotto insegnano a chiedere, spiegano cosa si compra e mostrano un progetto per intero.
11 / Contatto
Trenta minuti, ordine di grandezza compreso
Vuoi l'ordine di grandezza sul tuo caso?
È la cosa che questa pagina non può darti e una conversazione sì. Porta il processo, quante persone tocca e cosa hai già in casa: in mezz'ora ti do un ordine di grandezza con l'incertezza dichiarata, e ti dico quale pezzo toglierei dal primo rilascio.
Se dal conto esce che non conviene farlo, te lo dico. È il caso in cui questa mezz'ora vale di più.
Tutti i dati di contattoCome funziona la chiamata
- Minuti 0–10
- Il processo, i numeri e chi lo usa
- Minuti 10–20
- Stato dei dati, sistemi da toccare, casi limite noti
- Minuti 20–30
- Ordine di grandezza, cosa toglierei dal primo rilascio, cosa costerebbe tenerlo in vita