01 / Guida

Cluster automazione — 2 di 3

Quali processi aziendali si possono automatizzare davvero

La domanda arriva quasi sempre nella forma sbagliata: «si può automatizzare?». Tecnicamente la risposta è sì quasi ogni volta, e infatti è la risposta che dà chiunque venda software. La domanda che decide è un'altra — questo processo, in questa azienda, adesso, conviene automatizzarlo? — e dipende da otto cose, di cui una sola è tecnica. Questa guida le mette in fila, dice quali sono i quattro blocchi che fanno fallire i progetti dopo la firma, e indica cosa misurare prima di chiedere un preventivo a chiunque, me compreso.

I segnali che portano qui

  • Stesso dato in due sistemi
  • File Excel di raccordo
  • Esportazioni notturne a mano
  • Un reparto aspetta l'altro
  • Errori scoperti in fattura
  • Nessuno sa quale sistema ha ragione

L'ultimo è il più importante e il meno nominato: quando due sistemi non concordano e non esiste una regola su chi vince, il problema non è l'automazione — è che manca una decisione che nessun software può prendere al posto tuo.

La domanda giusta
Non «si può fare» ma «conviene farlo adesso». La prima è quasi sempre sì e non aiuta a decidere.
Gli otto criteri
Frequenza, stabilità delle regole, qualità del dato a monte, accessibilità dei sistemi, chi comanda sul dato, volume, costo dell'errore, orizzonte del processo.
Quanti sono tecnici
Uno: l'accessibilità dei sistemi. Gli altri sette riguardano il processo e l'organizzazione, ed è il motivo per cui un fornitore non può rispondere da solo.
Cosa serve prima
Una riga per ogni informazione che passa da un sistema all'altro, con i minuti a settimana. Due ore di lavoro, un foglio già pronto.
Il blocco più frequente
Il contratto di manutenzione del gestionale, che decide cosa si può toccare. Si scopre con una telefonata e cancella intere architetture.

02 / In breve

12 min di lettura

La risposta in trenta secondi

Un processo conviene automatizzarlo quando succede spesso, segue regole che non cambiano ogni mese, parte da dati puliti, tocca sistemi che permettono di leggere e scrivere dall'esterno, e ha una regola chiara su quale sistema comanda quando due non concordano. Se questi cinque punti reggono, il resto è lavoro. Se cade il primo — la frequenza — non conviene neanche se è banale da fare; se cade il terzo — la qualità del dato — automatizzare peggiora la situazione, perché fa arrivare più in fretta e in più posti dati che erano già sbagliati. Il modo per saperlo prima di spendere è mappare i flussi: una riga per ogni informazione che oggi passa da un sistema all'altro, con chi la fa passare e quanti minuti costa a settimana. Due ore di lavoro che cambiano il preventivo che riceverai.

I fatti in sintesi

  • «Si può automatizzare?» quasi sempre sì; «conviene adesso?» dipende da otto criteri, di cui sette non sono tecnici.
  • La frequenza pesa più della fatica: una cosa complicata che si fa quattro volte l'anno non ripaga il codice che serve per farla.
  • Un processo le cui regole cambiano ogni trimestre va automatizzato in parte, mai per intero: la parte stabile sì, l'eccezione resta a una persona.
  • Se il dato a monte è sporco — duplicati, codici che non coincidono, condizioni scritte nelle note — la bonifica viene prima dell'automazione e costa meno.
  • Il vincolo che cancella più architetture è contrattuale, non tecnico: cosa il fornitore del gestionale permette di toccare senza far decadere la manutenzione.
  • Per ogni dato che vive in due sistemi serve una regola su chi comanda in caso di conflitto. Se la regola non esiste, va decisa prima e non è una decisione tecnica.

Pubblicato:

Ultimo aggiornamento:

03 / Perimetro

Cosa si automatizza davvero

Cosa si automatizza, quando si dice «automatizzare un processo»

La parola copre tre cose molto diverse per costo, rischio e tempo di realizzazione. Confonderle è la ragione per cui certi preventivi sembrano incomparabili: rispondono a domande diverse.

Far passare i dati da soli

Il caso più comune e il più economico. Un'informazione che oggi qualcuno riscrive da un sistema all'altro comincia a passare da sola, con un registro di cosa è passato e cosa no. Non cambia il processo, toglie il trasporto: chi lavorava continua a lavorare come prima, senza la parte di ribattitura.

Far decidere delle regole

Un gradino sopra. Non solo il dato passa, ma qualcosa decide cosa farne: quale magazzino serve l'ordine, quale listino si applica, quando scatta un riordino. Qui l'automazione tocca le regole aziendali, quindi vanno scritte — e scoprire che non esistono in forma scritta è la parte lunga.

Sostituire il posto in cui si lavora

Il più costoso: un applicativo nuovo dove prima c'era un foglio di calcolo o una casella di posta. Non è più automazione, è software su misura, e va valutato con altri criteri. Chiamarlo automazione fa sembrare un progetto da mesi una cosa da settimane.

La distinzione conta perché il primo caso si valuta con il conto delle ore risparmiate e si ripaga in mesi, mentre il terzo si valuta con criteri diversi e si ripaga in anni. Un preventivo che risponde al terzo caso a una domanda che riguardava il primo costa cinque volte tanto ed è, tecnicamente, corretto: ha risposto a quello che gli è stato chiesto male.

Nella pratica, la maggior parte delle aziende che arriva qui ha un problema del primo tipo e chiede un preventivo del terzo, perché nel frattempo qualcuno ha detto «tanto che ci siete». È la ragione per cui la mappa dei flussi va compilata prima: elencare le informazioni che si spostano costringe a vedere che il problema è il trasporto, non il posto.

04 / Criteri

Otto, uno solo tecnico

Gli otto criteri che decidono, in ordine di peso

Non sono una griglia da compilare e non producono un punteggio: sono otto domande, e le prime tre da sole decidono la maggior parte dei casi. Sono in ordine di quanto pesano, non di quanto sono facili da rispondere.

I tre che decidono da soli

01 — Frequenza
Quante volte succede a settimana. È il criterio che pesa di più e quello che le persone sottostimano di più, perché ricordano l'operazione singola e non il numero di volte. Sotto le cinque volte a settimana, quasi niente ripaga il codice che serve.
02 — Stabilità delle regole
Le regole di oggi somigliano a quelle di due anni fa? Un processo che cambia ogni trimestre si automatizza solo nella parte stabile: il resto diventa manutenzione perpetua, cioè un costo che non finisce mai e che nessun preventivo iniziale contiene.
03 — Qualità del dato a monte
I codici articolo coincidono fra i sistemi? Le anagrafiche hanno duplicati? Ci sono condizioni commerciali scritte nel campo note? Se la risposta è quella che temi, la prima spesa utile è la bonifica, non l'integrazione.

I tre che decidono come, non se

04 — Accessibilità dei sistemi
L'unico criterio tecnico degli otto. Esiste un modo documentato per leggere e scrivere dall'esterno? Se non c'è, esistono comunque strade — un'esportazione programmata, un accesso diretto all'archivio concordato con il fornitore — che costano di più e vanno dichiarate come tali.
05 — Chi comanda sul dato
Per ogni informazione che vive in due posti serve una regola su quale sistema vince in caso di conflitto. Non è una scelta tecnica: è una decisione aziendale, e se non esiste va presa prima. È la colonna più difficile della mappa dei flussi ed è quella che vale il foglio intero.
06 — Volume e ritardo tollerato
Dieci righe al giorno e diecimila non sono lo stesso progetto. E ancora prima: quanto può stare indietro il dato? «In tempo reale» costa molto più di «entro cinque minuti», e nella maggior parte dei processi d'ufficio i cinque minuti bastano.

I due che si scoprono tardi

07 — Costo dell'errore
Cosa succede quando il passaggio automatico sbaglia o non avviene? Se la risposta è «ce ne accorgiamo in fattura tre settimane dopo», il progetto non è il travaso: è il travaso più il sistema che dice quando non ha funzionato. È la voce che i preventivi saltano più spesso.
08 — Orizzonte del processo
Questo processo esisterà ancora fra tre anni nella stessa forma? Un cambio di gestionale in vista, una riorganizzazione annunciata o un contratto di fornitura in scadenza sono ragioni sufficienti per aspettare, e sono informazioni che il fornitore non ha.

Perché non c'è un punteggio finale

Sarebbe comodo e sarebbe falso. Gli otto criteri non sono commensurabili: un processo che sbaglia i primi due — frequenza bassa, regole instabili — non si salva per quanto bene stia sugli altri sei, e un punteggio che facesse una media direbbe «68 su 100, procedi con cautela» dove la risposta corretta è «no». Le griglie che restituiscono un numero servono a rendere confrontabili cose che non lo sono, il che è utile a chi deve vendere e inutile a chi deve decidere. I primi tre criteri sono eliminatori; gli altri cinque cambiano il preventivo, non la decisione.

05 / Vincoli

Quello che si scopre dopo la firma

I quattro blocchi che fermano i progetti già firmati

Sono i vincoli che non compaiono in nessuna analisi di fattibilità perché non sono tecnici, e che si scoprono quando il lavoro è già cominciato. Tutti e quattro si verificano prima, con quattro telefonate.

Il contratto di manutenzione del gestionale

È il primo e il più costoso. Molti contratti stabiliscono che accessi diretti all'archivio, modifiche allo schema o integrazioni non autorizzate fanno decadere l'assistenza. Non è una clausola cattiva: il fornitore non può garantire un sistema che qualcun altro tocca. Ma decide l'architettura, e si scopre leggendo il contratto o chiamando il fornitore — prima, non dopo.

Le licenze a utenza o a chiamata

Un'integrazione ha bisogno di un'utenza propria, e alcune licenze la contano come una in più. Altri sistemi, soprattutto in cloud, misurano le chiamate e le fatturano oltre una soglia. Un travaso ogni cinque minuti su otto ore fa quasi cento chiamate al giorno: è poco per un sistema e può essere molto per un contratto.

Chi ha le credenziali, e chi le autorizza

Suona banale e non lo è. In parecchie aziende l'accesso amministrativo al gestionale ce l'ha solo il fornitore, il consulente che l'ha installato dieci anni fa non risponde più, oppure la persona che sapeva è andata in pensione. Recuperare un'autorizzazione può richiedere settimane di calendario e non un'ora di lavoro.

Nessuno decide chi comanda sul dato

L'unico dei quattro che non si risolve con una telefonata. Se il commerciale aggiorna l'indirizzo nel CRM e l'amministrazione lo aggiorna nel gestionale, prima o poi divergono, e la regola su chi vince è una decisione che qualcuno in azienda deve prendere. Rimandarla al fornitore significa lasciare che la prenda per caso, scrivendola in un pezzo di codice.

L'ordine delle verifiche, e i due esiti

01 · Contratto

Cosa posso toccare · senza perdere l'assistenza

02 · Accessi e licenze

Chi autorizza · Cosa si paga a chiamata

Si può progettare

03 · Regola su chi comanda · 04 · Cosa succede se salta · Preventivo confrontabile

Il contratto lo vieta

Si cambia architettura · o si parla col fornitore

Le prime due si verificano con due telefonate. La terza è una decisione aziendale e non si delega.

06 / Strumento

Un foglio, undici colonne

La mappa dei flussi: cosa misurare prima di chiedere un preventivo

È il documento che trasforma «vorremmo automatizzare» in una richiesta a cui un fornitore può rispondere con un numero. Una riga per ogni informazione che oggi passa da un sistema all'altro — anche quando a farla passare è una persona.

Il foglio è un file Excel con undici colonne, tre righe di esempio già compilate e le somme impostate in fondo: si apre, si compila e in fondo si legge quante ore all'anno costa il trasporto dei dati. Dieci di quelle colonne si riempiono in fretta perché chiedono fatti — quale informazione, da dove a dove, chi la sposta, ogni quanto, quanti minuti, cosa succede se non avviene. La colonna undici è l'unica difficile ed è quella che vale il foglio: chi comanda quando i due sistemi non concordano.

Vale la pena compilarlo anche se non si ha nessuna intenzione di chiamare un fornitore, e questa non è una frase di cortesia. Nella maggior parte dei casi, arrivati a riga otto o nove, si scopre che due o tre flussi non servono a nessuno: sono esportazioni che qualcuno chiese anni fa e che continuano perché nessuno le ha fermate. Eliminare quelle non costa niente e toglie una parte del problema prima che diventi un progetto.

L'altra cosa che il foglio produce è un dato che serve alla pagina precedente di questo percorso: i minuti a settimana per flusso, che sono esattamente l'ingresso del calcolatore del costo del lavoro ombra. Compilati i due, si ha una cifra in euro e un elenco di flussi ordinato per costo — che è il punto da cui una conversazione con un fornitore diventa una conversazione tecnica invece che una presentazione commerciale.

La colonna undici, e perché è la più difficile

«Chi comanda su questo dato» sembra una domanda tecnica e non lo è. Se l'indirizzo di consegna vive nel CRM e nel gestionale, e i due divergono, la risposta giusta dipende da come lavora la tua azienda: in certe aziende comanda chi ha parlato per ultimo con il cliente, in altre comanda l'amministrazione perché è quella che risponde di una fattura sbagliata. Non c'è una risposta migliore in assoluto, e non è una decisione che possa prendere il fornitore. Quello che non si può fare è lasciarla implicita: se non la prendi tu, finisce scritta in una riga di codice da qualcuno che non conosce la tua azienda.

07 / Sequenza

Cosa fare, in che ordine

I primi passi, in un ordine che non spreca soldi

L'ordine conta più dei singoli passaggi: fatti in questa sequenza, i primi due possono chiudere la questione senza spendere niente. Fatti al contrario, si paga un'analisi per scoprire cose che una telefonata avrebbe detto.

  1. 01

    Elenca i flussi, non i desideri

    Compila la mappa: una riga per informazione che si sposta, con minuti a settimana e chi la sposta. Fermati quando hai coperto tutto quello che succede almeno una volta a settimana — le cose rare andranno in un altro elenco, o in nessuno.

    Cosa ne esce
    Fra otto e venticinque righe, ordinabili per costo
    Quanto costa in tempo
    Due ore, più dieci giorni di rilevazione dei minuti
  2. 02

    Fai le quattro telefonate

    Al fornitore del gestionale per il contratto e le licenze, a chi ha le credenziali per capire chi autorizza, e internamente per stabilire chi comanda sui tre o quattro dati che vivono in due posti. È il passaggio che si salta sempre ed è quello che decide l'architettura.

    Cosa ne esce
    L'elenco di cosa non si può toccare, per iscritto
    Quanto costa in tempo
    Mezza giornata distribuita su una settimana
  3. 03

    Metti il problema in euro e scegli una riga sola

    Porta i minuti nel calcolatore, ordina i flussi per costo annuo e scegli il più costoso fra quelli che passano le verifiche del passo 02. Uno solo: un primo intervento che ne tocca cinque non è più veloce, è solo più difficile da fermare se qualcosa non torna.

    Cosa ne esce
    Un flusso scelto, con il suo costo annuo dichiarato
    Quanto costa in tempo
    Un'ora
  4. 04

    Chiedi preventivi sulla stessa cosa

    Manda a ogni fornitore lo stesso documento: i flussi, i vincoli trovati, il flusso scelto e cosa deve succedere quando il passaggio non avviene. Le risposte diventano confrontabili, ed è la prima volta in cui la differenza fra due preventivi dice qualcosa sui fornitori invece che sulle domande.

    Cosa ne esce
    Offerte che rispondono tutte alla stessa domanda
    Quanto costa in tempo
    Due settimane di attesa

I passi 01 e 02 costano meno di una giornata di lavoro interno e in una parte dei casi chiudono la questione: o perché il costo misurato è basso, o perché un vincolo contrattuale sposta il problema altrove. È tempo speso bene anche quando la conclusione è «per adesso no».

Una cosa sola alla volta, e la ragione non è la prudenza

Un primo intervento su un flusso solo è verificabile: dopo tre settimane si sa se i minuti risparmiati sono quelli previsti, se gli errori sono scesi, se le persone hanno cambiato abitudine. Un intervento su cinque flussi contemporanei non è verificabile — se il risultato complessivo delude non si sa quale dei cinque non ha funzionato — e in più non si può fermare a metà. La cosa che si compra con il primo approccio non è la cautela, è l'informazione.

08 / Domande

Sui criteri, non sui servizi

Domande frequenti sull'automazione dei processi

Le quattro che arrivano quando si passa dalla teoria al proprio caso.

01

Il mio gestionale è vecchio e non ha le API. Sono fuori?

No, e capita spesso. Quando non esiste un modo documentato per leggere e scrivere dall'esterno restano tre strade, in ordine di preferenza: un'esportazione programmata dal gestionale stesso — quasi tutti sanno produrre file su una cartella a orari fissi — un accesso in lettura all'archivio concordato con il fornitore, oppure, come ultima risorsa, l'automazione dell'interfaccia. Le prime due sono soluzioni normali che funzionano per anni; la terza è fragile e va accettata solo con gli occhi aperti, perché si rompe al primo aggiornamento. Quello che cambia non è la fattibilità, è il costo e la robustezza — e vanno dichiarati nel preventivo, non scoperti dopo.

02

Perché non mi dai un punteggio di prontezza da 0 a 100?

Perché sarebbe una finta precisione. Gli otto criteri non sono sommabili: un processo che si ripete due volte al mese non diventa automatizzabile per quanto bene stia sugli altri sette, e una media direbbe «62, procedi con cautela» dove la risposta è no. I punteggi sintetici servono a rendere confrontabili cose che non lo sono, il che è comodo in una presentazione e dannoso in una decisione. Preferisco tre criteri eliminatori dichiarati come tali e cinque che cambiano il preventivo: è meno soddisfacente da leggere e produce decisioni migliori.

03

Quanto tempo passa fra la mappa dei flussi e qualcosa che funziona?

Per un primo flusso, con i vincoli già verificati e la regola su chi comanda già decisa, l'ordine di grandezza è di settimane, non di mesi — e il pezzo lungo raramente è lo sviluppo: sono le autorizzazioni, gli accessi ai sistemi e le decisioni interne rimaste in sospeso. È il motivo per cui i passi 01 e 02 di questa pagina valgono più di quanto costano: fatti prima, accorciano il calendario molto più di qualunque scelta tecnologica. Un preventivo che promette tempi certi senza aver visto i vincoli sta stimando la parte facile.

04

Conviene aspettare di cambiare gestionale prima di automatizzare?

Se il cambio è deciso, con una data e un budget, sì: automatizzare oggi qualcosa che sparisce fra otto mesi è denaro speso due volte. Se invece il cambio è un'ipotesi che circola da due anni senza una data — ed è il caso più frequente — aspettare significa continuare a pagare il costo del lavoro manuale per un tempo indefinito. La via di mezzo che funziona è intervenire sul flusso più costoso in una forma che non dipenda dai dettagli interni del gestionale attuale, così che al cambio si rifaccia solo il pezzo che tocca quel sistema. Costa un po' di più oggi e non si butta via.

10 / Contatto

Trenta minuti, con la mappa davanti

Hai la mappa dei flussi. Vuoi sapere quali reggono?

Portala anche compilata a metà. In mezz'ora ti dico quali flussi secondo me passano gli otto criteri, quali si fermeranno su un vincolo contrattuale e quale sceglierei per primo — che di solito non è quello che sembra più urgente.

Se dalla mappa esce che i flussi costosi sono zero, te lo dico e finisce lì. È successo, ed è un buon uso di mezz'ora.

Tutti i dati di contatto

Come funziona la chiamata

Minuti 0–10
I flussi che hai mappato e quali si ripetono davvero
Minuti 10–20
Quali vincoli ti aspettano e dove verificarli
Minuti 20–30
Da quale flusso partirei, e cosa non toccherei