01 / Guida

Cluster automazione — 1 di 3

Quanto costa davvero il lavoro manuale nella tua azienda

Ogni azienda con più di un sistema ha delle persone che passano una parte della giornata a fare da ponte: prendono un dato da una schermata e lo riscrivono in un'altra, controllano che due elenchi coincidano, rifanno un lavoro perché qualcuno aveva la versione vecchia. Nessuna di queste attività ha una voce di costo, un responsabile o una riga in un mansionario — quindi nessuno la taglia, perché nessuno sa quanto vale. Questa guida spiega come metterla in euro in due settimane, e cosa farne del numero che esce.

Le forme che prende

  • Ordini ribattuti
  • Listini allineati a mano
  • Excel di raccordo
  • Doppio inserimento
  • Verifiche incrociate
  • Correzioni a valle

Se riconosci due o più di queste voci e nessuna ha un costo dichiarato in nessun documento aziendale, questa pagina risponde alla domanda che stai per farti.

Cosa si misura
Il tempo che le persone spendono per compensare quello che i sistemi non fanno da soli: ribattitura, verifiche incrociate, correzioni, attese.
Quanto ci vuole
Dieci giorni lavorativi di rilevazione a campione e circa un'ora per fare i conti. Non serve un progetto, serve un foglio.
Le tre voci
Tempo ribattuto, costo degli errori scoperti a valle, tempo perso ad aspettare che qualcun altro aggiorni qualcosa.
Il numero che serve
Il costo orario aziendale — lordo, contributi e struttura compresi — e non lo stipendio diviso per le ore.
Quando fermarsi
Sotto i cinquemila euro all'anno la risposta giusta di solito è non fare niente. È un esito, non un fallimento della misura.

02 / In breve

11 min di lettura

La risposta in trenta secondi

Il costo del lavoro manuale si calcola con una moltiplicazione sola: le ore all'anno spese a compensare i sistemi, moltiplicate per il costo orario aziendale di chi le spende. La parte difficile non è il conto, sono le ore — perché nessuno le registra, e chiedere «quanto tempo ci metti» produce una stima sistematicamente più bassa del vero. Il modo che funziona è far segnare per dieci giorni lavorativi, su un foglio, ogni volta che si riscrive un dato che esiste già altrove: alla fine si moltiplica per venticinque e si ha l'anno. A quel punto si aggiungono le due voci che tutti dimenticano — il costo degli errori scoperti a valle e il tempo passato ad aspettare che qualcun altro aggiorni qualcosa — e si confronta il totale con quello che costerebbe togliere il problema. Se il totale annuo è basso, la conclusione corretta è non fare niente.

I fatti in sintesi

  • La formula è: ore all'anno × costo orario aziendale. Il costo orario aziendale comprende contributi e struttura, non è lo stipendio netto diviso per le ore.
  • Le ore vanno misurate, non stimate: dieci giorni lavorativi di rilevazione a campione sono sufficienti e costano pochi minuti al giorno a chi la fa.
  • Le tre voci del conto sono il tempo ribattuto, il costo degli errori che arrivano a valle e il tempo di attesa fra due persone che si passano un dato.
  • Il numero da confrontare non è il costo del software, è il costo del software diviso per gli anni in cui resterà in esercizio, manutenzione compresa.
  • La soglia sotto cui conviene lasciare le cose come stanno esiste, ed è più alta di quanto un fornitore abbia interesse a dire.
  • Un processo che costa poco ma sbaglia molto è un caso diverso: lì il numero da guardare è il costo dell'errore, non quello del tempo.

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03 / Definizione

Il lavoro che non ha un nome

Cos'è il lavoro manuale che costa, e cosa invece non lo è

Non tutto quello che si fa a mano è uno spreco: un preventivo scritto a mano è lavoro qualificato che nessun software farebbe meglio. Il lavoro manuale che costa è un'altra cosa, e ha un segno di riconoscimento preciso.

Il segno è questo: l'informazione che la persona sta scrivendo esiste già, da qualche altra parte, in forma digitale. Chi ribatte un ordine dal PDF ricevuto per e-mail al gestionale non sta producendo un'informazione nuova — la sta trasportando. Chi copia un listino aggiornato dal file del fornitore alle schede prodotto dell'e-commerce sta facendo la stessa cosa. Chi la mattina apre due schermate e controlla che le giacenze coincidano non sta decidendo niente: sta sorvegliando un allineamento che dovrebbe esistere da solo.

È utile chiamarlo con un nome suo — qui lo chiamo lavoro ombra — perché non è un'attività, è ciò che resta scoperto fra due attività. Nessuno è stato assunto per farlo, non compare in nessuna descrizione di ruolo, e quando si chiede a chi lo fa che lavoro faccia non lo nomina. La conseguenza pratica è che non esiste una voce di costo da tagliare, e quindi non si taglia: le spese che si vedono si mettono in discussione ogni anno, questa no.

Il confine con il lavoro vero passa da una domanda sola: se questa informazione fosse già nel sistema giusto, questa persona avrebbe ancora qualcosa da fare qui? Se la risposta è sì — deve controllare una condizione, decidere uno sconto, giudicare se un'anomalia è vera — non è lavoro ombra, e automatizzarlo significa togliere un controllo. Se la risposta è no, è trasporto di dati, e il trasporto di dati è la cosa che i computer fanno meglio degli esseri umani da cinquant'anni.

Le due categorie, da tenere separate quando si conta

È lavoro ombra e si può contare

  • Riscrivere in un sistema un dato che è già in un altro sistema
  • Confrontare due elenchi per verificare che coincidano
  • Aggiornare a mano un file di raccordo che tiene insieme due programmi
  • Rifare un lavoro perché si era partiti da una versione superata
  • Aspettare che qualcuno aggiorni qualcosa prima di poter procedere
  • Rispondere a domande la cui risposta è già scritta in un sistema

Non lo è, e contarlo falsa il conto

  • Decidere uno sconto, una priorità, una deroga
  • Verificare un'anomalia che richiede un giudizio
  • Parlare con un cliente o con un fornitore
  • Compilare un documento che nasce lì e non esiste altrove
  • Controllare qualcosa perché la legge chiede che lo controlli una persona
  • Fare a mano una cosa che si fa quattro volte l'anno

L'ultima voce a destra è quella che si sbaglia più spesso

Una cosa che si fa quattro volte l'anno e richiede venti minuti costa poco più di un'ora all'anno: automatizzarla è quasi sempre in perdita, anche quando è tecnicamente banale, perché il codice che la fa va scritto una volta e poi mantenuto per anni. La frequenza conta più della fatica, ed è il motivo per cui la rilevazione dei dieci giorni funziona: misura quello che succede tutti i giorni, che è esattamente ciò che vale la pena togliere.

04 / Diagnosi

Perché il numero non esiste già

Perché nessuno in azienda sa quanto costa

Non è disattenzione. Il lavoro ombra ha tre proprietà che, messe insieme, lo rendono invisibile a tutti gli strumenti con cui un'azienda normalmente si guarda.

È distribuito, quindi non pesa mai abbastanza

Non è una persona che passa la giornata a ribattere: sono otto persone che ci passano cinquanta minuti. Nessuna delle otto ha un problema che valga la pena segnalare, e chi guarda dall'alto vede otto persone che lavorano. Sommato, è una persona a tempo pieno che nessuno ha assunto.

È dentro un ruolo che serve comunque

Chi ribatte gli ordini fa anche altre dieci cose che vanno fatte. Il costo del lavoro ombra non è quindi un costo che si può eliminare licenziando qualcuno — ed è la ragione per cui viene liquidato come «tanto lo stipendio lo paghiamo comunque». È vero, e non c'entra: quello che si recupera è capacità, cioè volumi che si possono gestire senza assumere il prossimo.

Si è normalizzato

Chi lo fa da tre anni non lo racconta più come un problema, lo racconta come il lavoro. Se chiedi «cosa ti fa perdere tempo» non nomina la ribattitura, perché la ribattitura non è una perdita di tempo dentro la giornata: è la giornata. Le risposte utili arrivano da una domanda diversa — «cosa riscrivi che è già scritto da qualche parte».

Il costo peggiore non è il tempo

È l'errore. Un dato ribattuto sbaglia con una frequenza piccola ma non nulla, e l'errore non si scopre dove è nato: si scopre in spedizione, in fattura, o al telefono con il cliente. Lì costa dieci volte tanto e viene attribuito al reparto in cui è emerso, non a quello in cui è stato commesso.

Dove nasce il costo e dove viene addebitato

Ufficio ordini

Ribatte l'ordine · dal PDF al gestionale

Riga d'ordine

Codice · Quantità · Indirizzo

Magazzino

Prepara la riga sbagliata · Il costo compare qui

Amministrazione

Nota di credito · Reso da gestire

È il motivo per cui il reparto che genera il costo non lo vede mai: nella sua colonna non succede niente di anomalo.

05 / Metodo

Dieci giorni, un foglio

Come si misura senza avviare un progetto

La tentazione è chiedere a chi fa il lavoro quanto tempo ci mette. Non funziona, e non per malafede: le stime a memoria sulle attività ripetitive sono sistematicamente più basse del vero, perché si ricorda l'operazione singola e non il numero di volte.

  1. 01

    Fai l'elenco dei passaggi, non delle persone

    Scrivi una riga per ogni informazione che oggi passa da un sistema all'altro — anche quando a farla passare è una persona. Sorgente, destinazione, chi lo fa, ogni quanto. È esattamente la mappa dei flussi, e serve prima della misura perché senza si finisce a cronometrare la cosa più visibile invece della più frequente.

    Cosa ne esce
    Un elenco dei flussi, di solito fra otto e venticinque righe
    Quanto costa in tempo
    Due ore, con una persona per reparto
  2. 02

    Fai segnare dieci giorni lavorativi

    A chi esegue quei passaggi, chiedi di segnare su un foglio ogni volta che li fa e quanti minuti ci mette. Dieci giorni lavorativi consecutivi, non a campione sparso: le settimane hanno una forma — il lunedì degli ordini, il venerdì delle spedizioni — e due settimane intere la contengono.

    Cosa ne esce
    Minuti a settimana per ogni flusso, misurati
    Quanto costa in tempo
    2 settimane di calendario, pochi minuti al giorno a persona
  3. 03

    Conta gli errori dello stesso periodo

    Nelle stesse due settimane, conta quante volte si è dovuto correggere qualcosa a valle: note di credito, spedizioni rifatte, resi per errore di inserimento, telefonate per un dato sbagliato. Non serve la causa esatta di ognuno — serve il numero, e il tempo che ognuno è costato a chi l'ha risolto.

    Cosa ne esce
    Numero di correzioni e minuti spesi a correggerle
    Quanto costa in tempo
    Mezz'ora, se qualcuno tiene già traccia dei resi
  4. 04

    Prendi il costo orario giusto

    Al responsabile amministrativo, non a Internet. Serve il costo orario aziendale: retribuzione lorda, contributi, TFR e quota di struttura, diviso per le ore effettivamente lavorate in un anno. È tipicamente molto più alto di quello che immagina chi non se ne occupa, ed è il motivo per cui il conto finale sorprende.

    Cosa ne esce
    Un euro/ora per ogni figura coinvolta
    Quanto costa in tempo
    Una mail

Le due settimane si moltiplicano per venticinque per ottenere l'anno: sono cinquanta settimane lavorative meno le pause, ed è deliberatamente prudente. Chi vuole essere più preciso tolga le settimane di chiusura reali dell'azienda; chi vuole un numero difendibile in una riunione lasci venticinque, perché sottostima.

La domanda da fare, alla lettera

Non «quanto tempo perdi». La domanda che produce risposte utili è: «quali informazioni riscrivi in un sistema quando sono già scritte da qualche altra parte?». La prima chiede un giudizio su sé stessi e ottiene una risposta difensiva o una stima ottimistica; la seconda chiede un elenco di fatti, e le persone che fanno quel lavoro lo conoscono meglio di chiunque altro in azienda.

06 / Calcolo

Tre voci, una moltiplicazione

Le tre voci che compongono il conto

La prima è quella che tutti calcolano. La seconda è quella che cambia l'ordine di grandezza. La terza è quella che nessuno mette per iscritto perché non sembra costare a nessuno.

01 — Tempo ribattuto

Come si calcola
Minuti a settimana misurati nei dieci giorni × 25 settimane ÷ 60 × costo orario aziendale della figura che lo fa.
Dove si sbaglia
Usando il costo orario di un impiegato per un lavoro che di fatto fa un responsabile. Il tempo di chi decide costa il doppio o il triplo, e il lavoro ombra ne assorbe più di quanto sembri.

02 — Errori scoperti a valle

Come si calcola
Numero di correzioni in due settimane × 25 × costo pieno di una correzione: tempo di chi la scopre, tempo di chi la risolve, costo vivo (trasporto, materiale, nota di credito).
Dove si sbaglia
Contando solo il tempo di chi corregge. Una spedizione rifatta ha un costo di trasporto reale, e un cliente che riceve la merce sbagliata due volte in un anno ha un costo che non entra in questo conto e che è più grande di tutto il resto.

03 — Tempo di attesa

Come si calcola
Ore a settimana in cui qualcuno non può procedere perché aspetta che un altro aggiorni qualcosa × 25 × costo orario di chi aspetta.
Dove si sbaglia
Ometterlo, perché «tanto nel frattempo fa altro». A volte è vero. Quando non lo è — un commerciale che non può confermare una disponibilità davanti al cliente — il costo non è il tempo, è l'ordine che non si chiude.

Come si distribuiscono le tre voci, nell'esempio qui sotto

Tempo ribattuto
15.600 € all'anno, nell'esempio ricostruito della sezione seguente
Errori a valle
12.500 € all'anno, nell'esempio ricostruito della sezione seguente
Attese
3.900 € all'anno, nell'esempio ricostruito della sezione seguente

Non è una ripartizione media: è la ripartizione di un caso costruito per mostrare il conto.

L'accento sta sugli errori perché è la voce che quasi nessuno calcola, ed è la sola che possa raddoppiare il totale.

07 / Esempio

Un conto per intero

Il conto fatto per intero, su un caso costruito

Un'azienda con un gestionale, un CRM e un e-commerce che non si parlano. Tre persone toccate dal problema. I numeri sono coerenti fra loro e servono a mostrare il metodo — non sono una media di settore e non vengono da una rilevazione.

Cosa sono questi numeri e cosa non sono

Sono un esempio ricostruito: valori scelti perché stanno in piedi insieme e perché rappresentano un ordine di grandezza plausibile per un'azienda di quella taglia. Non sono la misura di un cliente, non sono una media di settore e non vanno citati come tali. Il numero che vale è quello che esce dai tuoi dieci giorni di rilevazione, e sarà diverso da questo. Se qualcuno ti mostra una tabella come questa presentandola come un benchmark, chiedi da dove viene: se non c'è una risposta, non c'è il benchmark.

Il conto, voce per voce

Esempio ricostruito del costo annuo del lavoro manuale in un'azienda con tre sistemi non collegati: per ogni voce, la quantità misurata, il costo orario usato e il costo annuo risultante.
VoceQuantità misurataCosto orarioCosto annuo
Ordini ribattuti dall'e-commerce al gestionale6 ore a settimana32 €/h4.800 €
Anagrafiche clienti allineate fra CRM e gestionale3 ore a settimana32 €/h2.400 €
Listini e disponibilità aggiornati a mano4 ore a settimana45 €/h4.500 €
Verifiche incrociate del responsabile3,5 ore a settimana45 €/h3.900 €
Correzioni a valle (26 all'anno, 4 ore piene l'una)104 ore all'anno45 €/h + costi vivi12.500 €
Attese fra reparti3,5 ore a settimana45 €/h3.900 €
Totale32.000 € all'anno

Le quantità settimanali sono moltiplicate per 25 settimane, che è la convenzione prudente spiegata nella sezione sul metodo. I costi orari sono aziendali — contributi e struttura compresi — non retribuzioni.

Due cose valgono la pena di essere notate in questa tabella, e nessuna delle due è il totale. La prima è che la riga più costosa non è quella con più ore: le correzioni a valle sono ventisei in un anno — due al mese, un numero che in azienda nessuno considera preoccupante — e da sole pesano quanto tutta la ribattitura degli ordini e delle anagrafiche messe insieme. La seconda è che quasi metà del totale è tempo di persone che costano quarantacinque euro l'ora, cioè di chi in teoria dovrebbe fare altro.

C'è poi una voce che in questa tabella non compare, e che va nominata proprio perché non è calcolabile: il cliente che riceve due volte in un anno la merce sbagliata e la terza volta ordina da un altro. Non esiste un modo onesto di metterlo in euro senza inventare, quindi non lo metto — ma chi decide sulla base di questa tabella deve sapere che la tabella è il pavimento del costo, non il soffitto.

08 / Strumento

Da scaricare, senza registrazione

Il calcolatore, e come leggere il numero che restituisce

Il conto della sezione precedente si fa in un foglio, ma ci sono due proiezioni che vale la pena avere già impostate: quella a tre anni con la crescita dei volumi, e la soglia di investimento che si ripaga. Il calcolatore fa quelle.

È un file HTML: si scarica, si apre con un doppio clic e funziona senza connessione. Non c'è nessun modulo prima, nessuna e-mail da lasciare e nessuna chiamata di rete — il che, dato che ci si mettono dentro i costi orari reali della propria azienda, è meno un dettaglio tecnico e più il motivo per cui lo si può compilare con sincerità. Puoi verificarlo staccando la connessione prima di aprirlo.

Otto campi: le ore a settimana delle tre voci, i costi orari corrispondenti, il numero di correzioni annue e il loro costo pieno. In uscita dà il costo annuo, la proiezione a tre anni con una crescita dei volumi che si imposta, e — la parte che serve davvero — la cifra massima che ha senso investire perché il rientro avvenga in dodici e in ventiquattro mesi.

Cosa restituisce, con i numeri dell'esempio

Costo del lavoro ombra

Costo annuo
32.000 €
Proiezione a 3 anni
108.000 €
Rientro entro 12 mesi
fino a 32.000 €
Rientro entro 24 mesi
fino a 64.000 €

Nessun dato lascia il browser

Le due soglie non sono un preventivo: sono il limite oltre il quale un preventivo, qualunque sia, non si ripaga nel tempo che ti sei dato.

Il modo giusto di usare le due soglie è al contrario di come vengono usate di solito. Non servono a decidere quanto spendere: servono a scartare. Se la soglia a ventiquattro mesi è sessantaquattromila euro e il preventivo che hai in mano ne chiede novanta, la conversazione non è su come trovare i novanta — è su cosa si può togliere dal perimetro per stare sotto la soglia, oppure sul fatto che quel progetto va rimandato. È una domanda che si può fare a un fornitore, e la risposta dice molto.

L'errore opposto è altrettanto comune: leggere «fino a sessantaquattromila» come un budget da spendere. La soglia dice dove finisce la convenienza, non dove comincia. Un intervento che costa quindicimila e ne fa rientrare trentaduemila l'anno è enormemente migliore di uno che ne costa sessanta, anche se entrambi «rientrano».

09 / Decisione

Quando conviene e quando no

Cosa fare del numero, compreso il caso in cui non si fa niente

Il numero da solo non decide. Decide insieme a tre cose che il calcolatore non sa: quanto durerà il processo così com'è, quanto è stabile, e se il problema vero è il tempo o l'errore.

I due esiti, e sono entrambi risultati

Conviene intervenire quando

  • Il totale annuo supera nettamente il costo di un intervento diviso per gli anni in cui resterà in esercizio
  • Il processo è stabile: le regole di oggi somigliano a quelle di tre anni fa
  • I volumi crescono, quindi il costo cresce mentre l'intervento no
  • Gli errori a valle pesano quanto o più del tempo
  • Il tempo recuperato appartiene a qualcuno che ha una coda di lavoro vero che aspetta

Non conviene, e va detto, quando

  • Il totale annuo sta sotto i cinquemila euro: la manutenzione se lo mangia
  • Il processo sta per cambiare — un cambio di gestionale, una riorganizzazione, un contratto in scadenza
  • La frequenza è bassa anche se la fatica è alta
  • Il tempo recuperato non ha un uso migliore già pronto
  • Il dato a monte è sporco: automatizzare un travaso di dati sbagliati li propaga più in fretta

L'ultimo punto a destra è quello che fa fallire più progetti

Se le anagrafiche clienti hanno duplicati, se i codici articolo non coincidono fra i due sistemi, se i listini hanno eccezioni scritte nelle note, collegare i sistemi non risolve niente: fa arrivare più in fretta, e in più posti, dati che erano già sbagliati. In quel caso la prima spesa utile non è l'integrazione, è la bonifica — che costa meno, non richiede software nuovo e a volte risolve da sola metà del problema misurato. È il genere di risposta che un fornitore che vende solo integrazioni non ha interesse a dare, e che si può verificare da soli con la checklist dell'audit.

C'è infine il caso in cui il numero esce basso ma il problema è reale, e succede quando il costo non è nel tempo ma nell'errore. Un processo che assorbe due ore a settimana ma produce un errore grave a trimestre — una spedizione internazionale sbagliata, una fattura con l'aliquota sbagliata, un dato che finisce nel posto sbagliato — non si valuta con la moltiplicazione delle ore. Lì il numero da guardare è quanto è costato l'ultimo errore, e la domanda è se il prossimo costerà uguale.

In tutti gli altri casi la regola è quella scritta sopra, ed è deliberatamente conservativa: se il conto non è chiaramente a favore dell'intervento, non è a favore dell'intervento. I progetti che si ripagano lo fanno con un margine largo, visibile senza discutere sulle ipotesi. Quando bisogna forzare le ipotesi perché il conto torni, il conto non torna.

10 / Domande

Sul calcolo, non sui servizi

Domande frequenti sul calcolo

Le quattro che tornano ogni volta che qualcuno prova a fare questo conto sul serio.

01

Che costo orario devo usare: lo stipendio o qualcos'altro?

Il costo orario aziendale, che è un'altra cosa dallo stipendio. Comprende la retribuzione lorda, i contributi a carico dell'azienda, il TFR e — se lo si vuole fare bene — una quota dei costi di struttura, il tutto diviso per le ore effettivamente lavorate in un anno, non per quelle contrattuali. Lo conosce il tuo consulente del lavoro o il responsabile amministrativo e si ottiene con una mail. Usare lo stipendio netto diviso per le ore è l'errore più comune e sottostima il conto di parecchio, il che porta a concludere che non conviene fare niente quando invece converrebbe.

02

Se recupero ore ma non licenzio nessuno, ho davvero risparmiato?

Non hai risparmiato: hai liberato capacità, che è una cosa diversa e in un'azienda che cresce vale di più. Il risparmio si materializza quando i volumi aumentano e non devi assumere la persona successiva, oppure quando le persone che c'erano passano il tempo recuperato su lavoro che produce margine invece che su trasporto di dati. Se però i volumi sono fermi, non c'è coda di lavoro vero che aspetta e nessuno andrà a fare altro, allora la risposta onesta è che quel tempo non vale quello che dice il conto — ed è una delle ragioni per cui la colonna «non conviene» di questa pagina esiste.

03

Dieci giorni bastano davvero, o è una semplificazione?

Bastano per la maggior parte dei processi d'ufficio, che hanno un ritmo settimanale: ordini che arrivano di più il lunedì, spedizioni concentrate a fine settimana, fatturazione a fine mese. Due settimane intere contengono la forma della settimana. Non bastano dove il ciclo è mensile o stagionale — chiusure contabili, campagne, picchi di fine anno — e in quel caso la cosa corretta è rilevare due settimane normali e stimare a parte il picco, dichiarando che è una stima. Quello che non funziona in nessun caso è chiedere a memoria.

04

Il calcolatore manda i miei numeri da qualche parte?

No, e si verifica in dieci secondi: scaricalo, stacca la connessione e vedrai che funziona lo stesso. È un file HTML che fa tutti i conti nel browser; non c'è nessuna chiamata di rete, nessun server dall'altra parte, nessun modulo prima del download e nessun sistema che registri chi lo prende. È la ragione per cui ci si possono mettere dentro i costi orari veri senza pensarci due volte.

12 / Contatto

Trenta minuti, con il foglio davanti

Hai fatto il conto. Vuoi una seconda lettura?

Porta il calcolatore compilato, anche a metà, e i flussi che hai elencato. In mezz'ora ti dico cosa ci leggo, quale delle voci secondo me è sottostimata e da dove partirei — compreso il caso in cui la risposta sia che non conviene partire.

Non serve aver compilato niente per prenotare. Ma con un numero davanti la conversazione parte da molto più avanti di «vorremmo digitalizzare».

Tutti i dati di contatto

Come funziona la chiamata

Minuti 0–10
Cosa hai misurato e quale voce ti ha sorpreso
Minuti 10–20
Dove il conto è ottimista e dove è prudente
Minuti 20–30
Se vale un intervento, da quale pezzo partirei e in quanto tempo